Paesaggi in gabbia / Caged landscape

Mario Ferrara
Paesaggi in gabbia / Caged landscape

con un testo di Aniello Barone

4 – 31 ottobre 2019

Presso aA29 Project Room Caserta

MARIO FERRARA

PAESAGGI IN GABBIA / CAGED LANDSCAPE

con un testo di Aniello Barone

 

Conosco il lavoro di Mario Ferrara da tanto tempo. Architetto e professore di fotografia, ha sempre privilegiato il dispositivo fotografico per esprimere il suo modo di raccontare il mondo, in particolare le città, le metropoli.
I suoi studi universitari sono stati lʼinizio per un lungo percorso di ricerca che continua tuttora e che lo hanno portato a viaggiare e conoscere “realtà”, luoghi, altri.

Quando mi ha chiesto di scrivere un breve testo, per la sua mostra presso la galleria aA29 di Caserta, al suo lavoro, pensavo di trovarmi davanti a immagini che nel tempo Mario mi aveva abituato a vedere, che già conoscevo. Una visione ossessiva verso un “genere” di fotografia, appunto quello dellʼarchitettura, che tende a privilegiare ampi spazi, il vuoto assordante delle metropoli fino a diventare una sorta di archivio, una catalogazione di edifici.

Invece, con mia sorpresa, mi trovo a guardare un lavoro diverso dal suo modo usuale del fare. Una ricerca fotografica che utilizza un impianto linguistico diverso dal solito. Pur parlando sempre di architettura, città, metropoli, cambiano il rapporto, la distanza col soggetto fotografato. Uno spostamento minimo ma determinante che rimette in discussione tutta la sua ricerca e apre a nuove possibilità future, visive, del suo lavoro.

La “zona di sicurezza”, cioè lʼarea prescelta dallʼautore per le sue fotografie, viene messa in discussione. Diventa precaria la visione di colui che di lì a poco si appresta a parlare e a definire la “realtà”. La consapevolezza, la presa di coscienza, segnano a mio avviso la maturità artistica dellʼautore, liberatosi del peso di una costruzione visiva precostituita. La “realtà” può apparire diversa perché dipende da come viene fotografata e con essa il mondo è così perché così mi “appare”: lʼinconscio.

Le fotografie sono state realizzate nel 2016 nello zoo di Berlino, settore “Monkey House”. Sono paesaggi “(…) creati con lʼintento di riprodurre una sorta di habitat per gli ospiti. È unʼoperazione che ho visto come una grande presa in giro per gli animali”, spiega lʼautore.
Parlare oggi degli zoo, di questi spazi anonimi, è una grande sfida perché la storia è lunga e complessa. La consuetudine reiterata dellʼOccidente ad esporre lʼesotico ha radici lontane. Ne sono testimonianza, per esempio, le grandi Esposizioni Universali il cui fine era, da una parte, mostrare, lo sviluppo dei vari Paesi in diversi settori: industriale, commerciale, artistico, ma anche lʼoccasione, attraverso il colonialismo da parte delle culture civilizzate, per far conoscere la “complessità” del mondo animale, vegetale e umano. Esposizione di trofei, direi, un misto tra eduzione, formazione, didattica e sopraffazione, violenza, sui più deboli.

Le “finestre” che Ferrara ci mostra appartengono, più che ad una “House”, a un condominio di quelli affollati, maleodoranti, luoghi di devianza e di emarginazione. Aree dove vengono “accostati” animali di varia provenienza del mondo con caratteristiche diverse solo per il piacere di una visione ridotta, sintetica, che non è più neanche educativa, di formazione per i più piccoli ma solo meramente mercantilistica, decorativa. Laboratori che hanno dimostrato a tutti i limiti ma, nonostante ciò, tuttora insistiamo ancora nel tenerli, anzi, ne creiamo di nuovi. Una sperimentazione da cui lʼuomo, ovviamente, non è escluso.

Nei lavori di Ferrara è fondamentale la ripresa: rigosa e frontale. Questo deriva, come afferma lʼautore stesso, dalla forte influenza di artisti che ama da sempre come i coniugi Bernd e Hilla Becker, ma anche lʼesperienza dalla scuola di Dusseldorf e dalla New Topographics senza trascurare la scuola di paesaggio italiana che vede come massimi rappresentati Luigi Ghirri, Gabriele Basilico e Guido Guidi, solo per citarne alcuni.

Rimango sempre affascinato quando mi confronto con autori che si mettono costantemente in discussione, abbandonando una facile e addomesticata “sicurezza” visiva e correndo il rischio di sbagliare, condizione ideale, humus, di coloro che hanno a cuore la ricerca di nuovi linguaggi, nuove esperienze. Mario Ferrara è uno di questi.

Anielllo Barone

 

 

Note biografiche

Nasce a Caserta nel 1972. Laureato in architettura. Master La rappresentazione fotografica dell’architettura e dell’ambiente, conseguito al La Sapienza di Roma. Insegna fotografia presso strutture pubbliche e private. Ha insegnato fotografia di architettura all’Accademia di Belle Arti di Napoli ed al momento al DIARC Dipartimento di Architettura della Federico II di Napoli, dove nel 2018 inizia il Dottorato di ricerca in Rappresentazione dellʼarchitettura. Ha pubblicato su riviste e libri ed ha esposto in varie città italiane. Nel 2007 ha pubblicato Didattica dei luoghi – Sguardo su una periferia centrale: Ponticelli, con le immagini in mostra alla Facoltà di Architettura dellʼUniversità Federico II di Napoli. Nello stesso anno è stato vincitore del concorso Fotografare il moderno promosso da DO.CO.MO.MO. Italia sullʼarchitettura moderna in Campania, con presidente di giuria Mimmo Jodice. Nel 2008, su incarico della Deutsche Bank, ha fotografato le città di Viterbo, Genova, Vigevano, Pavia, Rho, Seregno ed Avellino; le relative immagini sono in mostra permanente negli sportelli Deutsche Bank delle suddette città. Dal 2011 è tra i relatori di Photoarchitetti, unico evento formativo in Italia dedicato alla teoria e tecnica fotografica in architettura. Nel 2012 ha collaborato con Nikon Italia per la stesura di eXperience sulla fotografia di architettura pubblicati su nikonschool.it. Nel 2013 ha realizzato una campagna fotografica, per conto della Conferenza Episcopale Italiana sulle chiese di architettura contemporanea presenti su tutto il territorio nazionale con le fotografie in mostra al museo MAXXI di Roma. Nel 2014 ha esposto al museo MACRO di Roma nellʼambito di un evento artistico organizzato da Deutsche Bank. Nel 2015, con la serie Il confine come transizione, ha partecipato a Mediterraneo: Fotografie tra terra e mare, ha esposto a Camerino MC nellʼambito del XXV Seminario di Architettura e Cultura Urbana ed a Bari nellʼambito del Museo Foto Festival. Con la stessa serie, nel 2016 è tra i finalisti del Rovinj Photodays, esponendo al Country Museum di Rovigno in Croazia. Nel maggio del 2019 espone la serie Low tide alla TDW di Tianjin in Cina. Lo stesso progetto fotografico è esposto alla III Biennale di Architettura di Pisa dal tema Tempodacqua, presso gli Arsenali Repubblicani dal 2.11 al 1.12.2019. Ancora nel 2019, espone alla aA29 Project room di Caserta, il progetto fotografico “Paesaggi in gabbia”, realizzato allo zoo di Berlino. Nel 2020 partecipa a Mediterranei Invisibili – Viaggio sullo Stretto, progetto ideato e messo a punto da Alfonso Femia per indagare i luoghi e raccontarne le storie inaspettate, fuori dai circuiti cartolina, tra Calabria e Sicilia.

 

www.marioferrara.it

 

 

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