Caput Capitis II

Caput Capitis II

Tiziana Pers

In collaboration with:
aA29 Project Room Gallery

Opening:

Inaugurazione venerdì 3 maggio, ore18.30
Media partner That’s Contemporary

aA29 Project Room Caserta
Via Filippo Turati 34,
81100, Caserta

aA29 Project Room è lieta di presentare la seconda parte della mostra personale di Tiziana Pers CAPUT CAPITIS nei suoi spazi di Caserta. Il progetto è stato concepito come una sola mostra in due capitoli: dopo CAPUT CAPITIS I, presentata a fine marzo a Milano, questa seconda parte, curata da Pietro Gaglianò e Gabriela Galati, si basa su due assi principali: svelare la continuità strutturale tra le diverse forme di dominio in un percorso che conduce a scenari inimmaginabili di controllo; e al contempo proporre possibili margini di mutamento, di rottura, di imprevedibili aperture a nuovi percorsi e vie di uscita da queste strutture.

 

In mostra si alternano a partire da questi assi tre narrazioni.

La prima è costituita prendendo come punto di partenza la clonazione e la modificazione genetica di cinque scimmie nel gennaio 2019 da parte di due team di scienziati all’Institute of Neuroscience della China Academy of Sciences di Shanghai. La tecnica dell’editing del DNA è stata applicata sulle scimmie per modificare il gene che controlla il sonno, rendendole insonni con lo scopo di studiare questo disturbo e altre malattie legate a esso. Pers ritrae in dipinti a olio alcuni dei soggetti modificati geneticamente attirando l’attenzione su una pratica limite tra specie diverse – e sicuramente già praticata dentro della stessa specie umana – che opera un tipo di ibridazione tra umano e non umano, ma senza un vero e proprio scopo di partnership, come direbbe Roberto Marchesini, bensì di semplice e stravolgente abuso e sfruttamento.

 

La seconda linea narrativa si concentra su quello che può chiamarsi situazioni di ribellione animale: tori e vacche che fuggono dal mattatoio o da una corrida, come gesto di riappropriazione del proprio destino, di resistenza, di interruzione di un futuro prestabilito dal uomo e del sistema che lo determina. Una serie di disegni a matita e inchiostro si ispirano a eventi di ribellione animale realmente accaduti.

I due fili concettuali precedenti sono sempre attraversati dal progetto principale, sempre in-progress, che l’artista porta avanti da più di vent’anni, ART_HISTORY. Nelle parole dell’artista, ART_ HISTORY “consiste nello scambiare un mio dipinto con un animale che era destinato a essere macellato: cavallo, asino, coniglio, agnello, pollo, maiale, anatra, capra, mucca, oca… in ragione del progetto. Il dipinto ha la medesima altezza o dimensioni dell’animale salvato. E non decido io chi verrà con me: il macellaio, o commerciante, o allevatore compie la scelta. Un contratto ratifica lo scambio.” In mostra si presenterà una selezione di foto inedite di ART_HISTORY / Vucciria (2018), azione realizzata a Palermo per Manifesta 12 (*). In questo modo il progetto apre diversi quesiti sull’attribuzione di un valore economico a un essere senziente così come ad un’opera d’arte e, al contempo, sulla possibilità dell’arte di interagire con il dato reale e salvare una vita.

 

 

 

Testo di Pietro Gaglianò

Ex voto

 

“La carne esprime l’essere e l’anima, e ogni movimento individuale che incontri una forza che ne impedisce l’espansione si trova implicato e contenuto in un registro politico.” (Michel Onfray, Politique du rebelle, 1997)

 

Ex voto suscepto, “secondo la promessa fatta”, descrive il termine di scambio in un rapporto con l’intangibile: il destino, una divinità, una forza sovrannaturale. L’ex voto è un oggetto offerto per suggellare il compimento di una promessa pronunciata per scongiurare un pericolo imminente, per propiziarsi il buon esito di una prova o anche, a posteriori, per esprimere la gratitudine dopo essere scampati a una disgrazia: si tratta di simboli di un arto o di un organo sanato, illustrazioni, piccoli feticci, accompagnati talvolta da una donazione in denaro. L’ex voto è parte di una relazione contrattuale stretta attorno a una permuta il cui oggetto principale è la salvezza, la redenzione, il rifugio, la protezione di uno o di molti. La semplicità delle rappresentazioni, la riconoscibilità immediata dei simboli, la leggibilità dei fatti narrati in sequenze puerili costituiscono una restituzione ufficiale, e la loro apparente ingenuità rientra in questa formalità da cui è bandita la retorica.

I vari elementi legati tradizionalmente all’estetica e alla dinamica dell’ex voto – il contratto, il salvataggio, l’offerta, la narrazione icastica – si annodano in modi diversi alla ricerca di Tiziana Pers che pone al cuore del suo lavoro il concetto di salvezza congiunto in binomio a quello di liberazione: non può esserci la prima senza la seconda, e né l’una né l’altra saranno autentiche se non riguarderanno tutti gli esseri senzienti, animali umani e non. La visione di Tiziana politicamente si traduce nell’invocazione di una lotta intersezionale e in una pratica, agita su qualsiasi scala, per contrastare ogni abuso derivante da indebite concentrazioni di potere (e questo è il fondamento dell’anarchismo, di tutte le dottrine libertarie, delle evoluzioni più audaci del femminismo). Artisticamente questo sentimento viene declinato in singole opere, in progetti che si estendono in svolgimenti relazionali e in una missione di lungo termine come Rave. Tutti però partono dalla pittura e dal disegno, i linguaggi sovrani dell’arte di ascendenza europea. In tal modo Pers ricorda a tutti gli osservatori del suo lavoro l’orizzonte in cui questo si inscrive: quello dell’arte. Per Tiziana tale lavoro è inevitabilmente connesso al suo profilo di attivista ed è da questo nutrito; ma è importante evidenziare che, nel suo farsi forma, è emancipato da ogni appropriazione strumentale e tende, infine, a esaltare una dimensione simbolica che possa essere intelligibile da chiunque.

In una prospettiva così articolata, il principio della liberazione animale si pone come cardine di un’iconografia che alza il sipario sul dramma dello sfruttamento e, illustrando storie di salvezza e di rigenerazione, questa rappresentazione diventa catarsi essa stessa, indicando come possibile qualcosa che è viene comunemente ritenuto impossibile.

Si situa qui un altro tratto di tangenza tra il lavoro di Tiziana e i processi e le strutture dell’ex voto. L’elemento di maggiore spicco nella geometria all’interno della quale l’ex voto viene elaborato e offerto, infatti, è la deroga dalla necessità: per una ragione inconoscibile, e del tutto irripetibile, avviene una sospensione della concatenazione di meccanismi certi, delle leggi della natura, del corso consueto delle cose. È questo il vero scandalo nell’incontro con l’ultraterreno: l’interruzione dell’inevitabile che rende possibile la salvezza. Grazie alla deroga dalla necessità, grazie al verificarsi di una anomalia, il fuoco non brucia, le ossa non si spezzano, le acque non sommergono, i dispersi vengono ritrovati e gli amati restituiti alle braccia di chi li ama: i dogmi inespugnabili della fisica si crepano e l’impossibile ammette, solo per un tempo brevissimo, per un’eccezione, il possibile. È quello che i credenti chiamano miracolo, alla lettera qualcosa di talmente insolito e stupefacente da suscitare meraviglia.

Nel sistema della produzione industriale, nella logica asfissiante della catena di montaggio, nelle maglie delle ultime metamorfosi del capitalismo, la necessità non è più incarnata dalle leggi della natura ma dall’imperativo del profitto. Conseguentemente il miracolo si può manifestare come una falla in questo plumbeo ingranaggio che vincola ogni soggetto al suo destino di consumatore o di merce, dove anche gli aspetti cognitivi, sentimentali, biologici vengono sottoposti a valutazioni economiche e sottomessi alla produzione di economia. Il caput alla radice dell’organizzazione capitalista è, infine, quello di ogni essere vivente, non più solo il capo di bestiame che ha originato il termine contenendo in sé la devianza della reificazione della vita. Questa condizione di asservimento e la speculare inevitabilità dell’egemonia che lo governa (tanto più potente quanto impersonale) appare tuttavia ancora più tragica e granitica nel sistema produttivo zootecnico. È virtualmente inattuabile che un’esistenza concepita come prodotto e destinata allo smembramento e al consumo possa trovare posto all’esterno di questo sistema. Eppure a volte accade, questa irrealizzabile libertà trova la sua via. Qui è il fatto prodigioso: nella restituzione di una vita alla sua integrità, nel riconoscimento di quella unicità non mercificabile di ogni vita.

Alcuni disegni realizzati da Tiziana Pers nel 2018 raffigurano le storie di tori fuggiti dai macelli e vaganti nello spazio urbano (aggiungendosi a un’infaticabile serie di analoghe vicende di maiali, mucche e altri animali). La raccolta si intitola The Broken Line, la linea spezzata, per sottolineare quella fenditura (o quel miracolo) nell’automatismo mortifero del macello, una tregua che viene altrimenti data come inimmaginabile. Che l’esito di queste fughe coincida molte volte con la cattura e l’uccisione dell’animale è drammatico ma costituisce un elemento secondario nella dimensione simbolica in cui lo sguardo dell’artista colloca l’episodio di liberazione volontaria e attiva, consacrandolo come fatto esemplare. Il punto apicale nelle opere di Pers si trova esattamente in quell’interruzione della linea di smontaggio, è uno squarcio che mette in luce la sua fattibilità, è come una stupefatta ammissione della fallibilità di Auschwitz, come una dimostrazione che la macchina del capitale non è fatalmente inarrestabile. Su questo momento cruciale, nelle storie di resistenza e libertà a volte brevissime o tragiche scelte da Tiziana, si concentra la rappresentazione: leggibile, senza pathos, asciutta come una semplice certificazione del fatto avvenuto, similmente a quanto avviene negli ex voto popolari tra i cui obiettivi c’è anche quello della testimonianza, per il presente o a futura memoria, il racconto di qualcosa che è anche edificante e che può infondere coraggio e speranza. Ma mentre negli ex voto i protagonisti sono

quasi astratti dalla loro personalità e le circostanze appaiono cristallizzate, l’artista infonde nei suoi soggetti tutta la forza di una lotta fatta per propria volontà, non ci sono preghiere e non ci sono dei. Il tratto rapido esprime la concitazione della fuga, i dettagli degli occhi e la tornitura dei corpi conferiscono agli animali una individualità incisiva, percepibile anche nel contrasto tra il protagonista e quel mondo libero, sfumato sullo sfondo, che contemporaneamente lo contiene e lo esclude.

In un altro progetto, Art History, Tiziana Pers coniuga in un’unica soluzione la sua ricerca artistica e il suo impegno come attivista antispecista. Qui entra in gioco il contratto vero e proprio, vergato per ottenere la liberazione; da un lato c’è chi dispone della vita dell’animale (e qui non è più la natura né una divinità, ma un proprietario: un allevatore, un commerciante), dall’altro l’artista, che detiene invece la capacità di riprodurre l’aspetto dell’animale. Lo scambio è tra una vita e il suo ritratto, un’opera delle dimensioni del salvato viene ceduta in cambio della sua libertà. Il tutto concordato formalmente con un contratto. Come negli ex voto ricorre la trasfigurazione del soggetto (il corpo vivo del miracolato, o un suo arto, un suo organo diventano effigie), anche in questo progetto è l’immagine a costituire il termine tangibile della transazione. Il ritratto occupa il posto del vivente in un rituale arcano di cui all’artista rimane solo la cronaca, essendo gli animali restituiti al loro habitat, quando possibile, o consegnati in oasi di accoglienza con altri individui della stessa specie. Questa cronaca, nelle forme del video e della foto, si svolge come un rito solitario, echeggiando nella sua sequenza una storia di santi in una predella medievale.

Il più recente progetto di Tiziana è ispirato dalla vicenda dei cinque macachi clonati in un laboratorio di vivisezione in Cina per analizzare gli aspetti clinici dell’insonnia: nei primati è stato silenziato il gene che regola il ritmo circadiano, condannandoli così a una veglia perenne. La rappresentazione dolente e partecipe che l’artista fa dei macachi trascende le dinamiche dell’ex voto: qui non c’è nessuna intercessione, nessun deus ex-machina che possa mettere fine al tormento, nessuna grazia ricevuta e nessuna possibilità di riceverla. Si può immaginare una forma di salvezza per creature il cui destino è geneticamente determinato dall’arbitrio dell’antropocentrismo? Si può immaginare una liberazione per individui la cui esistenza rappresenta un paradosso rispetto ai termini basilari del diritto? Se anche i macachi venissero liberati dal laboratorio in cui sono imprigionati potrebbero uscire dalla condizione dell’insonnia perpetua solo uscendo dalla vita stessa. L’effigie che l’artista sottopone allo sguardo del mondo si proietta più in là del destino dei disgraziati primati, ed è l’unica cosa, l’ultima rimasta da fare quando la salvezza dei singoli non è più possibile: la testimonianza come invocazione per una liberazione più alta, estesa a tutti. Il lavoro di Tiziana Pers assume tutto questo, in un terreno individuale e intimo, mentre contestualmente si inoltra nel dominio della testimonianza politica; gli animali fuggitivi da lei ritratti, quelli scampati al macello e quelli rimasti nei loro lager, “i sommersi e i salvati”, diventano tutti attori di una lotta che riguarda ognuno di noi.

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