{"id":6522,"date":"2022-02-07T10:50:55","date_gmt":"2022-02-07T10:50:55","guid":{"rendered":"https:\/\/aa29.it\/?p=6522"},"modified":"2022-02-07T10:50:55","modified_gmt":"2022-02-07T10:50:55","slug":"sasha-vinci-possibile-politica-pubblica-p-p-p","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aa29.it\/journal\/sasha-vinci-possibile-politica-pubblica-p-p-p\/","title":{"rendered":"Sasha Vinci, Possibile Politica Pubblica (P.P.P.)"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_single_image image=&#8221;6527&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; qode_css_animation=&#8221;&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153216710{margin-top: 45px !important;}&#8221;][vc_column][vc_row_inner row_type=&#8221;row&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; use_row_as_full_screen_section_slide=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153222852{margin-top: 25px !important;}&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<a href=\"\/aa29\/journal\" target=\"_self\" data-hover-background-color='#121212' data-hover-border-color='#121212' data-hover-color='#ffffff' class=\"qbutton  small move_icon qbutton_with_icon\" style=\"color: #121212; border-color: #121212; background-color: #ffffff;\">Torna a Journal<i class=\"qode_icon_font_awesome fa fa-chevron-left button_icon\" style=\"\" ><\/i><\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Sasha Vinci, Possibile Politica Pubblica (P.P.P.)<\/h1>\n<p>di Maurizio Bortolotti[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1644227955804{margin-top: 33px !important;margin-bottom: 33px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Esister\u00e0 allora una sola bellezza; natura e umanit\u00e0 si fonderanno in una sola divinit\u00e0 nel-la quale tutto sar\u00e0 contenuto. <\/em><br \/>\n(Iperione, F. H\u00f6lderlin)<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1644230966930{margin-top: 22px !important;}&#8221;]La Mostra di Sasha Vinci, <em>Possibile Politica Pubblica (P.P.P.)<\/em>, presentata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli \u00e8 un evento singolare nel panorama dell\u2019arte italiana.<\/p>\n<p>\u00c8 una mostra che vuole essere un\u2019esortazione contro l\u2019immobilismo della situazione in Italia e si caratterizza con una forte connotazione etica. L\u2019artista reagisce contro la condizione culturale e sociale Italiana, che sta vivendo un periodo di ristagno, con una mostra che \u00e8 insieme un gesto artistico ed etico-sociale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il percorso inizi con una frase di Pier Paolo Pasolini: <em>Ecco una terra non ancora colonizzata dal potere<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 il riferimento ideale cui guarda l\u2019artista e la chiave per leggere l\u2019intera mostra.\u00a0 La scritta, realizzata su un lungo tappeto rosso all\u2019inizio delle Sale Farnese del museo, \u00e8 come una frase urlata da un megafono, ma contiene al suo interno un richiamo a un luogo alternativo, una terra diversa per una comunit\u00e0 diversa. Questa terra non colonizzata dal potere \u00e8 un luogo immaginario, un punto lontano, forse irraggiungibile, ma che permette all\u2019artista di suggerire una visione alternativa alla condizione attuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una componente importante della mostra \u00e8 di dispiegare l\u2019immaginario dell\u2019artista che si costituisce in una visione del mondo. La \u201cterra non ancora colonizzata dal potere\u201d \u00e8 uno stato mentale, prima ancora di essere un luogo reale, e ci fa comprendere la forza visionaria che attraversa il progetto espositivo. In <em>Possibile Politica Pubblica (P.P.P.)<\/em> la tensione visionaria e onirica dell\u2019artista conferisce alle opere una coerenza interna che fa s\u00ec che la mostra appaia come un\u2019unica narrazione dispiegata nelle singole opere.\u00a0 In particolare, la capacit\u00e0 di creare un nesso tra l\u2019iconografia e la parola scritta \u00e8 il tentativo di rielaborare la tradizione dell\u2019arte concettuale conferendogli una connotazione di impegno sociale.<\/p>\n<p>La frase di Pasolini rimanda a un momento della storia italiana di intensa creativit\u00e0, sociale e artistica, ma anche di impegno civile di fronte ai cambiamenti del suo tempo. Allo stesso modo, Vinci utilizza le immagini per creare un nesso tra la rappresentazione artistica e l\u2019impegno sociale. Le opere possiedono questa dualit\u00e0 che va compresa, altrimenti la sua produzione artistica apparirebbe come un semplice esercizio di stile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019artista non si nutre delle immagini della cronaca quotidiana, cercando di trasmettere un principio di realt\u00e0 critica che essa produce, ma \u00e8 attento a realizzare una propria visione del mondo circostante. \u00c8 come una rappresentazione di sogno, che affonda le sue radici in una Sicilia senza tempo, dove l\u2019artista vive e da cui deriva l\u2019uso dei pennacchi esposti in mostra. L\u2019opera successiva, <em>La Torre del Tempo<\/em> \u00e8 composta da una serie di forme poligonali in legno che compongono una struttura verticale che si avvita verso l\u2019alto. Nelle facce poligonali egli mostra alcuni disegni che riprendono immagini dalla cronaca o esperienze personali, dove il tempo \u00e8 quello presente. Collocata in una sala piena di sculture con marmi colorati, l\u2019opera \u00e8 una rappresentazione del mondo in chiave babelica, che l\u2019artista contrappone alla purezza del luogo indicato nella scritta pasoliniana. \u00c8 la rappresentazione del mondo contemporaneo sublimata nella visione dell\u2019artista. \u00c8 questo un elemento importante per comprendere la genesi dell\u2019opera di Vinci. Il fatto che le immagini si riferiscano a fotografie riprese dalla cronaca ma siano poi trasformate dall\u2019azione dell\u2019artista e unite a quelle di ricordi ed emozioni personali fa comprendere come egli elabori una visione della realt\u00e0 e non semplicemente la rispecchi. Poich\u00e9 per Vinci l\u2019arte \u00e8 un \u201cfare mondi\u201d, come avrebbe detto Nelson Goodman. La sua capacit\u00e0 di elaborare le immagini in una visione complessa \u00e8 un livello in pi\u00f9 di una rappresentazione artistica come rispecchiamento della realt\u00e0 contemporanea; un costruire mondi come sguardo personale e interpretazione della realt\u00e0. La venatura onirica delle sue opere serve a conferire loro un carattere di visionariet\u00e0, distanziandole dalla cruda realt\u00e0; come una lente attraverso cui l\u2019artista osserva il mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scelta del luogo, il MANN, uno dei principali musei archeologici d\u2019Europa dedicato all\u2019arte greco-romana, ha influenzato la genesi della mostra in un dialogo serrato con la sua identit\u00e0 e le radici della cultura italiana che il museo rappresenta.\u00a0 L\u2019immagine della terra pasoliniana non contaminata dal potere all\u2019interno del percorso storico del museo crea una condizione di sospensione. Il grido di esortazione al cambiamento si invera dentro un museo, che raccoglie e tramanda l\u2019identit\u00e0 culturale e civica del paese. L\u2019intera mostra \u00e8 un trampolino che l\u2019artista utilizza per dispiegare la sua visione e condurre il visitatore all\u2019interno della sua narrazione. \u00c8 questa tensione verso una terra ideale che caratterizza la mostra a creare il mondo alternativo di Sasha Vinci. Egli costruisce uno spazio immaginario radicato in un senso etico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Seguendo il filo del suo pensiero per immagini incontriamo un\u2019altra installazione <em>Il gioco della Deriva<\/em>, un busto in terracotta con patina nera posto su un poliedro, che rappresenta il ritratto nascosto dell\u2019artista poich\u00e9 ricoperto di foglie di nespolo, posto a fianco di un\u2019asta sulla quale si trova un pennacchio bianco.\u00a0 Quest\u2019opera, collocata in mezzo a un gruppo di sculture classiche romane, \u00e8 come un\u2019apparizione per il visitatore e sviluppa ulteriormente il dialogo con la collezione permanente del museo. Le piante di Nespolo erano di buon auspicio e simboleggiavano protezione presso gli antichi romani, perci\u00f2 la loro scelta instaura un dialogo intimo con le opere antiche. Per l\u2019artista quest\u2019opera simboleggia l\u2019immagine della Natura che ricopre il corpo umano, in un dualismo dove l\u2019Ego diventa Eco, instaurando un rapporto osmotico e di rispetto della natura che appartiene a una terra non colonizzata dal potere degli esseri umani. <em>Il gioco della Deriva<\/em>, ripreso anche in un\u2019altra opera in mostra, la fotografia di un dettaglio del corpo umano con ali ricoperte ancora da foglie di Nespolo, ribadisce la natura visionaria del lavoro dell\u2019artista, in cui il <em>Multinaturalismo<\/em> appare come l\u2019unione di umano e natura. L\u2019idea della deriva \u00e8 l\u2019espressione del limite tra umano e natura, punto di contatto dove l\u2019uno si trasforma nell\u2019altra e viceversa. Nella realizzazione di quest\u2019opera vi \u00e8 un chiaro rimando alla performance della <em>Terra dei Fiori<\/em>, un\u2019altra immagine di una terra ideale creata dall\u2019artista in passato.<\/p>\n<p>L\u2019opera di Vinci \u00e8 basata su una continua trasformazione di immagini in concetti. La spinta etico-sociale che \u00e8 alla base della sua produzione artistica si manifesta nel carattere di evento della sua opera. L\u2019artista utilizza tutti i mezzi a disposizione, video, disegno, fotografia, performance artistica, materiale sonoro, testi scritti. E questo d\u00e0 al lavoro un carattere plastico, fluido, dove l\u2019elemento della trasformazione \u00e8 alla base della sua produzione. Egli non pone l\u2019accento sulle singole opere, ma sulla sequenza di queste, sul modo in cui riesce a sostanziare la sua visione dinamica trasformandola in immagini.<\/p>\n<p>L\u2019opera che pi\u00f9 di tutte radica la mostra nel contesto della citt\u00e0 che ospita \u00e8 <em>Canta Napoli<\/em>. In una lastra circolare di alabastro l\u2019artista ha inciso la congiuntura celeste sopra Napoli nel giorno del 21 Giugno 2021, solstizio d\u2019estate. Mentre lungo la sua base \u00e8 incisa una lunga linea che descrive lo skyline della citt\u00e0, che l\u2019artista traspone sul pentagramma, da cui ha ricavato una musica che \u00e8 parte dell\u2019installazione e rappresenta l\u2019immagine del paesaggio sonoro della citt\u00e0. Il paesaggio sonoro \u00e8 un riferimento ideale alla vitalit\u00e0 della comunit\u00e0 napoletana. \u00c8 l\u2019alternativa alla staticit\u00e0 della situazione italiana, denunciata nella mostra con la frase di Pasolini. Il <em>Canta Napoli<\/em> simboleggia l\u2019insieme delle voci della citt\u00e0, la popolazione con la sua vivacit\u00e0 culturale e sociale. La visionariet\u00e0 che caratterizza il percorso della mostra, con i suoi contorni da sogno, trova un punto fermo in quest\u2019opera <em>site specific<\/em>, che appare diversa dalle altre per la concretezza del suo riferimento e per il suo legame diretto con Napoli. \u00c8 l\u2019opera che collega la mostra al luogo specifico dove accade, conferendole un carattere di evento che ancora una volta ribadisce l\u2019aspetto performativo che attraversa l\u2019intera produzione dell\u2019artista.<\/p>\n<p><em>Non tocca terra la parola<\/em>, collocata di fronte al <em>Toro Farnese <\/em>nell\u2019omonima sala, chiude il percorso iniziato da E<em>cco una terra non ancora colonizzata dal potere<\/em> ed \u00e8 la trasposizione iconografica delle parole di Pasolini. La parola non tocca terra perch\u00e9 alta, leggera, degna di simboleggiare una terra utopica non ancora colonizzata dal potere. Composta da lunghe aste sopra cui sono montati dei pennacchi rossi e ancorate a terra da grandi forme poligonali, che rappresentano un riferimento alla grande pietra a forma di dodecaedro platonico nella incisione di Albrect D\u00fcrer <em>Melancolia I<\/em>. La purezza delle forme geometriche platoniche mostra ancora una volta la volont\u00e0 di descrivere un luogo utopico. Questo riferimento ideale alla rappresentazione allegorica dell\u2019artista rinascimentale ci fa comprendere l\u2019intenzione simbolica nell\u2019opera di Vinci. Anche qui la parola che si trasforma in immagine \u00e8 un\u2019iconografia allusiva, con un significato pluristratificato, che impronta l\u2019intera mostra. I titoli sono parte imprescindibile delle opere e diventano essi stessi opere, a rafforzare l&#8217;azione di trasformazione delle immagini in concetti e viceversa. L\u2019artista gioca con i titoli, che a volte appaiono misteriosi, collegandoli alle immagini in uno scambio continuo che crea un piano simbolico.<\/p>\n<p><em>Non tocca terra la parola<\/em>, posta alla fine del percorso espositivo, \u00e8 la risposta per immagini dell\u2019artista alla frase iniziale di Pasolini, conferendo alla mostra una struttura circolare che ne rafforza la coerenza interna e gli conferisce un carattere onirico e visionario che rappresenta il mondo dell\u2019artista. La circolarit\u00e0, anzich\u00e9 lo sviluppo lineare, crea le condizioni per una rappresentazione allegorica. La linearit\u00e0 rappresenta lo sviluppo della storia, in cui era immerso Pasolini, la circolarit\u00e0 \u00e8 invece la rappresentazione di un presente sempre uguale a s\u00e9 stesso; ma in questo ritorno dell\u2019uguale sono le immagini delle cose a cambiare di significato producendo il piano allegorico. <em>Possibile Politica Pubblica (P.P.P.) <\/em>prende spunto da Pasolini e dall\u2019 impegno sociale che l\u2019artista condivide e traspone su un piano di narrazione allegorica, che \u00e8 la struttura del suo pensiero per immagini.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Maurizio Bortolotti <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":6529,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[183],"tags":[],"class_list":["post-6522","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-journal"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-11 09:18:26","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6522","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6522"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6522\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6531,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6522\/revisions\/6531"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6529"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}