{"id":3025,"date":"2020-02-06T16:09:05","date_gmt":"2020-02-06T16:09:05","guid":{"rendered":"http:\/\/aa29.it\/?p=3025"},"modified":"2020-02-26T11:43:47","modified_gmt":"2020-02-26T11:43:47","slug":"whenmindbecomesform","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aa29.it\/en\/journal\/whenmindbecomesform\/","title":{"rendered":"When Mind Becomes Form"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_single_image image=&#8221;732&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; qode_css_animation=&#8221;&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153216710{margin-top: 45px !important;}&#8221;][vc_column][vc_row_inner row_type=&#8221;row&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; use_row_as_full_screen_section_slide=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153222852{margin-top: 25px !important;}&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<a href=\"\/aa29\/journal\" target=\"_self\" data-hover-background-color='#121212' data-hover-border-color='#121212' data-hover-color='#ffffff' class=\"qbutton  small move_icon qbutton_with_icon\" style=\"color: #121212; border-color: #121212; background-color: #ffffff;\">Torna a Journal<i class=\"qode_icon_font_awesome fa fa-chevron-left button_icon\" style=\"\" ><\/i><\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>La quieta del bosco e la redenzione dell&#8217;acqua<\/h1>\n<h3>Le cerimonie artistiche di Isabella Pers per una pace fra le specie<\/h3>\n<p>di Diego Mantoan[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1581004547996{margin-top: 22px !important;}&#8221;]La natura non fa la guerra, gli animali nemmeno. \u00c8 pertanto all\u2019animale umano che rimane il triste privilegio di questa devastante invenzione. Le sue conseguenze incidono sempre sui territori, sull\u2019ecosistema circostante. I suoi riflessi si leggono ancora a decenni e secoli di distanza nel tessuto ambientale. Peraltro la guerra non si fa pi\u00f9 solo fra gli uomini: sono gli uomini ormai ad aver dichiarato un\u2019incessante offensiva nei confronti della natura. Talvolta quest\u2019ultima si difende e lo fa con inaspettata veemenza, ma \u00e8 tale soltanto per chi non vuol vedere la sofferenza che le causiamo gradatamente, giorno dopo giorno, goccia per goccia. Non si tratta di un natura matrigna, castigatrice delle legittime aspirazioni dell\u2019umanit\u00e0. La questione riguarda piuttosto un equilibrio fra le forze, un\u2019interconnessione fra tutto il vivente, in cui le nostre velleit\u00e0 non possono dirsi al di sopra dell\u2019ecosistema terrestre. Anche a un osservatore distratto non possono sfuggire i segni conclamati della nostra responsabilit\u00e0 verso l\u2019ambiente: inondazioni, uragani, slavine, incendi. Accadono qui da noi, ora, non pi\u00f9 o non soltanto in terre lontane ed esotiche. Tutti e quattro gli elementi della natura si scatenano per indicare che qualcosa si \u00e8 rotto definitivamente. Nel disastro ambientale globale alcuni territori sono lasciati soli, in prima linea, ma siamo tutti coinvolti in questo conflitto che abbiamo irresponsabilmente scatenato.<\/p>\n<p>Purtroppo la memoria umana \u00e8 corta, cortissima, e tende spontaneamente a rimuovere i traumi, almeno in superficie. Ci convinciamo cos\u00ec che i boschi divelti dal vento, la macchia divorata dal fuoco, le terre inabissate nell\u2019acqua, le montagne sbriciolate a valle siano soltanto vecchi titoli di giornale, ormai sbiaditi sulla carta logora del tempo che tutto sana. Ci ostiniamo a non accorgerci delle ferite ancora aperte sui nostri territori, della necessit\u00e0 di un intervento immediato, senza risparmio di energie o risorse. Soprattutto, serve un profondo cambiamento d\u2019atteggiamento che riconosca finalmente l\u2019unitariet\u00e0 di tutte le specie viventi, anzi, che abbandoni proprio le divisioni di specie, poich\u00e9 nessuna pu\u00f2 vantare maggiori diritti rispetto alle altre, con quella umana sempre a farla da padrona. \u00c8 proprio questa nostra presunta superiorit\u00e0 ad averci condotto nell\u2019abisso. Eppure sarebbe semplice, basterebbe rendersi attivamente partecipi della soluzione. O ancora, sarebbe sufficiente ascoltare il lamento degli animali, la voce della natura. Bisognerebbe porsi in sintonia con essi, riconnettersi a quel mondo da cui ci siamo violentemente separati, riconoscerne il respiro, le vibrazioni e le esigenze. Ma non basta essere osservatori attenti, ci vuole la disponibilit\u00e0 a riconoscere la nostra naturale connessione a tutto l\u2019ente. Dobbiamo convincerci di essere soltanto una parte della terra che ci ha generato e di poter comunicare con essa su base emotiva, sanando cos\u00ec le piaghe inflitte dalla nostra societ\u00e0 bulimica. Riscoprendo la sacralit\u00e0 della natura e di tutta la sua genia possiamo sperare di ristabilire l\u2019equilibrio perduto, o perlomeno di siglare una tregua duratura.<\/p>\n<p>Pare strano dover stendere un pamphlet ambientalista per raccontare le azioni collettive e le installazioni artistiche di Isabella Pers. Tuttavia, non vi \u00e8 nulla di pi\u00f9 calzante, anzi si impone naturalmente. Ritorna quest\u2019ultimo avverbio, \u2018naturalmente\u2019, che rappresenta quasi una costante del pensiero e del fare creativo dell\u2019artista friulana. Il suo impegno artistico si sovrappone infatti allo spirito ambientalista e anti-specista che profonde in special modo nelle performance partecipate, numerosissime negli ultimi anni e organizzate in diverse parti del mondo, dal vivo o in connessione. Quella di maggior impatto, sia emotivo sia attitudinale, \u00e8 senza dubbio la serie delle cosiddette meditazioni sull\u2019acqua che hanno raggiunto perfino New York City e si riallacciano al progetto ideato per la citt\u00e0 e il territorio goriziano. Lo sforzo di plasmare con la mente, per cos\u00ec dire, lo stato d\u2019animo del fluido all\u2019origine della vita sul nostro pianeta va inteso nel senso di un tentativo di redenzione dell\u2019umanit\u00e0, nonch\u00e9 di una ricerca di strumenti di appianamento e compenetrazione fra gli elementi e gli enti presenti sulla terra. La forma meditativa connessa ad azioni artistiche votate all\u2019ambiente si accosta alle pratiche profuse fin dai tempi di John Latham e Joseph Beuys, le cui azioni \u2013 collettive o in prima persona \u2013 intervenivano sul rapporto fra umanit\u00e0 e natura, come nel caso del celebre progetto <i>7.000 Querce<\/i> dell\u2019artista tedesco alla documenta di Kassel nel 1982. A differenza dei due pionieri dell\u2019arte ambientale, tuttavia, Isabella Pers profonde le sue energie e quelle dei partecipanti verso un riequilibrio del mondo, senza distinzione fra ci\u00f2 che \u00e8 umano e ci\u00f2 che pertiene alla natura, come nell\u2019<i>Annual Planetary Dance <\/i>di Anna Halprin. La vocazione dell\u2019artista friulana si esprime pertanto in azioni di taglio salvifico, ma che prescindono da qualsiasi separazione fra le sfere dell\u2019esistente e pone gli uomini allo stesso piano di ogni altro essere. Vi si pu\u00f2 ritrovare un comunione fra arte e natura che si riallaccia piuttosto a quella forma di unione \u2013 intesa come assenza di distinzione \u2013 fra arte e scienza che trov\u00f2 l\u2019apoteosi nell\u2019esempio vinciano. Invero, Leonardo e tutta la societ\u00e0 pre-scientifica vantava il merito \u2013 in forza proprio della non-distinzione fra la sfera umana e quella naturale \u2013 di cercare costantemente una via che mantenesse il mondo in equilibrio.<\/p>\n<p>Ponendosi dunque a cavallo fra arte e scienza, l\u2019intervento di Isabella Pers ideato per Gorizia affonda le radici nel territorio stesso e nel drammatico passato che lo ha visto tragico testimone degli eventi umani. Quella dell\u2019Isonzo \u00e8 una terra fertile e rigogliosa. Ma \u00e8 anche landa di confine, teatro di conflitti, divisioni, depredazioni e rappresaglie fin dai tempi della disgregazione dell\u2019impero romano. L\u2019artista friulana sceglie le rive selvagge del fiume, belle come una visione arcadica, per celebrare un\u2019autentica cerimonia immersa nella natura, un meditazione collettiva sull\u2019acqua e sugli alberi in connessione con altri posti afflitti dalla deriva antropocentrica, luoghi distanti come l\u2019arcipelago di Kiribati. La testimonianza di queste energie viene trasportata nel contesto urbano di Gorizia con una installazione ambientale, una sorta di tempio boschivo realizzato con i tronchi e i rami degli alberi caduti nella tempesta Vaia, assieme alla video-proiezione della meditazione. L\u2019opera richiama la tradizione ancestrale delle pratiche divinatorie silvestri, riprese in tutto l\u2019arco alpino anche in epoca cristiana con la costruzioni di cappelle nel bosco, riportando l\u2019esperienza ambientale all\u2019interno del contesto urbano. Isabella Pers costruisce cos\u00ec una ritualit\u00e0 e una collettivit\u00e0 capaci di riconnettersi con il proprio biotopo e di esistere assieme armoniosamente. Nella quiete del bosco e attraverso la redenzione dell\u2019acqua.[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Del moto et misura dell&#8217;acqua<br \/>\ndi Diego Mantoan<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":732,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[183],"tags":[],"class_list":["post-3025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-journal"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-11 07:12:36","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3025"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3025\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3159,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3025\/revisions\/3159"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}