{"id":2966,"date":"2020-01-31T11:00:05","date_gmt":"2020-01-31T11:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/aa29.it\/?p=2966"},"modified":"2020-02-06T16:11:10","modified_gmt":"2020-02-06T16:11:10","slug":"thenextflow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aa29.it\/en\/journal\/thenextflow\/","title":{"rendered":"The Next Flow"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_single_image image=&#8221;1627&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; qode_css_animation=&#8221;&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153216710{margin-top: 45px !important;}&#8221;][vc_column][vc_row_inner row_type=&#8221;row&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; use_row_as_full_screen_section_slide=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153222852{margin-top: 25px !important;}&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<a href=\"\/aa29\/journal\" target=\"_self\" data-hover-background-color='#121212' data-hover-border-color='#121212' data-hover-color='#ffffff' class=\"qbutton  small move_icon qbutton_with_icon\" style=\"color: #121212; border-color: #121212; background-color: #ffffff;\">Torna a Journal<i class=\"qode_icon_font_awesome fa fa-chevron-left button_icon\" style=\"\" ><\/i><\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Only Connect!<\/h1>\n<h3>(the prose and the passion)<\/h3>\n<p>di Pietro Gaglian\u00f2[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1580318257621{margin-top: 22px !important;}&#8221;]<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cNient&#8217;altro che connettere la prosa con la passione, allora entrambe ne saranno esaltate e l&#8217;amore umano apparir\u00e0 al suo culmine. Non vivere pi\u00f9 in frammenti.\u201d Edward Morgan Forster<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Ricordare e raccontare<br \/>\nLa storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 dal suo principio una storia di migrazioni che contiene e disperde le narrazioni emanate da questi percorsi. Le comunit\u00e0 hanno i propri metodi di creazione mitografica delle migrazioni, volontaria o spontanea, e in Europa e negli Stati Uniti (luoghi di esodo e di approdo) il dibattito sulla forma istituzionale da dare a questa memoria comincia timidamente a prendere forma anche su un piano di carattere istituzionale: \u201ci flussi globali di persone e di idee hanno imposto un cambiamento nei modi in cui viene concettualizzato e presentato l\u2019immaginario sociale di una nazione, cos\u00ec come \u00e8 cambiato il carattere dei pubblici coinvolti nella socialit\u00e0 degli spazi museali\u201d1. Ci sono fatti che entrano nella cronologia ufficiale, custoditi nei libri, raccolti negli archivi, scolpiti nel marmo; altri invece vengono rimossi, o non arrivano a una verbalizzazione, o cadono tra le pieghe di quello che viene autorizzato e quello che scorre lungo canali non formali: i racconti, i canti, le immagini trattenute e poi tradotte. L\u2019arte opera un processo di sintesi e rivitalizzazione di queste storie secondarie, facendo riemergere il rimosso, svelandolo in una trasfigurazione che tiene insieme il particolare con l\u2019universale e sollecita la memoria come processo creativo. Grazie a questa sua capacit\u00e0, l\u2019arte compie un\u2019azione contraria al verso della Storia, come avvertiva acutamente Aby Warburg, facendo sopravvivere \u201cin una cultura quanto di pi\u00f9 rimosso, di pi\u00f9 oscuro, di pi\u00f9 lontano e di pi\u00f9 tenace in quella cultura si dia\u201d2. Gli artisti in questo svolgimento si pongono al fianco dei testimoni diretti, perch\u00e9 non solo chi arriva o chi rimane ma anche chi vi assiste da lontano ha la responsabilit\u00e0 di elaborare una narrazione.<br \/>\nIsabella Pers ha frequentato a lungo immigrati e profughi. Persone che si sono trovate davanti alla scelta tra l\u2019esilio volontario e la violenza insensata della guerra o le disastrose conseguenze dei cambiamenti climatici. Da questi incontri e dall\u2019attenzione per le cronache di chi ha subito da poco la lacerazione del distacco nascono due progetti autonomi, e sviluppati con l\u2019uso di diversi linguaggi artistici (la pittura, l\u2019azione collettiva, il video, la fotografia), ma connessi molto chiaramente da alcuni elementi comuni, temi portanti della ricerca dell\u2019artista: l\u2019apprensione per le condizioni del pianeta, l\u2019osservazione degli ecosistemi sociali, culturali e naturali, le crisi politiche e i cambiamenti accelerati dalla globalizzazione e, sopra ogni cosa, un fortissimo sentimento di responsabilit\u00e0 individuale. A guidare la metamorfosi delle immagini e delle parole operata dall\u2019arte \u00e8 sempre la necessit\u00e0 di creare condizioni per il dialogo, per una condivisione che dalle vicende private si apra a una comprensione globale, esattamente come globale \u00e8 la scala dell\u2019emergenze e il rapporto di causa e effetto in cui si dispongono.<br \/>\nCon un lavoro di zoom continuo, Isabella sposta il fuoco da luoghi lontani alla propria sfera personale, e in questo ripetuto gesto di connessione, empatico nel senso pi\u00f9 preciso della parola, si situa l\u2019origine di Teitiota, una riflessione sul futuro e sulla memoria, sulla responsabilit\u00e0 verso l\u2019ambiente3. Ioane Teitiota \u00e8 un cittadino delle isole Kiribati, primo richiedente asilo per cambiamento climatico, che ha fatto domanda di accoglienza al governo della Nuova Zelanda a causa dell\u2019innalzamento dell\u2019Oceano Pacifico che minaccia di sommergere dell\u2019isola in cui vive. Teitiota ha dovuto portare via con s\u00e9 la sua<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>famiglia, abbandonare lo scenario di una intera vita fatta di rituali privati, relazioni sociali, orizzonti per lo sguardo e per la mente4. La sua storia \u00e8 l\u2019emblema di un rapporto non equilibrato tra antropizzazione e natura che rivela la fortissima relazione tra ogni gesto e le sue conseguenze sull\u2019ambiente. Nel lavoro di Isabella la sensibilit\u00e0 per queste vicende di partenze laceranti produce un interrogativo che spicca su un orizzonte familiare. Alcune immagini di una gita su un prato soleggiato, dove due donne, un bambino, altri bambini, godono il rapporto con la natura e il contatto con gli animali, sono state manipolate per apparire come un ricordo sfocato, o la prospettiva di un futuro incerto. In questa prospettiva il destino di Teitiota e delle Kiribati sono uno strumento ottico per figurare, anche a carico della propria famiglia, del proprio pi\u00f9 ristretto ecosistema, la distopia di un tempo in cui le semplici azioni ritratte dall\u2019artista forse non saranno pi\u00f9 possibili. La sfocatura non indica soltanto il timore ma, tornando ad assumere un\u2019intenzione globale, anche l\u2019incapacit\u00e0 di visione di chiunque (dotato di micro e macro poteri) non stia agendo nel presente per un futuro sostenibile.<\/p>\n<p>Migrare<br \/>\nLa componente emotiva e affettiva espressa in Teitiota \u00e8 temperata, dunque, da una pi\u00f9 ampia riflessione sulla responsabilit\u00e0 individuale che illumina il ruolo dell\u2019artista e la proietta in una identificazione con i protagonisti di ogni migrazione. Da qui proviene il desiderio di elaborare una testimonianza condivisa, che Isabella Pers realizza nella serie di dipinti Present. Le immagini raccolte dalla frequentazione con alcuni migranti (dalla regione dei Balcani, cos\u00ec vicina al Friuli dove l\u2019artista vive, dall\u2019Ucraina, dal Pakistan, dall\u2019Afghanistan, dal Congo) si avvicendano con quelle riemerse dai ricordi di famiglia, legate alla memoria della seconda Guerra Mondiale.<br \/>\nNell\u2019iconografia dell\u2019ultimo secolo e mezzo l\u2019attributo del migrante, del viaggiatore, dei distacchi violenti dalla propria casa, \u00e8 sempre stata la valigia, dagli impassibili emigranti italiani ritratti da Lewis W. Hine a Ellis Island al luttuoso Muro del Piano di Fabio Mauri. Per i profughi di qualsiasi categoria, e per tutti i migranti ai quali questo status non viene riconosciuto ma che non hanno avuto scelta, la valigia ha perso la forza simbolica, perch\u00e9 chi parte spesso non ha niente da portare via, o non pu\u00f2 farlo, o perder\u00e0 qualsiasi cosa nel corso del suo viaggio. O ancora perch\u00e9 i beni pi\u00f9 importanti sono immateriali vengono portati via assieme a quella vita che si cerca di salvare, nella propria mente con il ricordo. L\u2019elemento condiviso da tutti questi viaggiatori, quello in cui pu\u00f2 riconoscersi empaticamente anche l\u2019osservatore esterno \u00e8 il sentimento della memoria, un giacimento che si rialimenta di continuo, modificandosi. Ai frammenti di vita trascorsa altrove Isabella dedica un numero virtualmente non finito di piccole tele di formato rettangolare, nate dalle conversazioni con i custodi di queste memorie. Si tratta di storie minime, a volte sintetizzate dalla persistenza formale di piccoli oggetti o preghiere, o solo istanti fotografati contro lo sfondo opalescente del tempo. Le tele compongono un mosaico, un racconto corale in cui il dettaglio individuale include e pu\u00f2 narrare il globale.<br \/>\nLa serie Present rivela ancora una volta il modo in cui l\u2019artista riflette la propria vita privata nella pratica artistica, nell\u2019una e nell\u2019altra vengono tessute relazioni, accostati mondi tra loro remoti, ricucite distanze. \u201cNient\u2019altro che connettere\u201d, la frase in esergo di Casa Howard5 di Edward Morgan Forster \u00e8 appropriata per descrivere la poetica di Isabella Pers. Nel romanzo incentrato sulla ricerca di una casa, fisica quanto esistenziale, e sugli sforzi necessari per salvarla, le persone sono costrette a incontrarsi, confliggendo anche, di continuo. Per dare spazio a una dimensione relazionale e fisica il progetto Present si sdoppia nelle realizzazione di un\u2019azione collettiva documentata nell\u2019omonimo video. Molte migrazioni sono avvenute per mare, e oggi spesso su autoveicoli, ma il rapporto tra il<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>migrante e la terra che attraversa ha sempre il ritmo del passo che batte sul suolo. Il tempo e il senso del camminare che Isabella avverte e traduce in un incontro corale.<\/p>\n<p>Camminare<br \/>\nJoseph Beuys nel 1974 trascorse 5 giorni in una stanza di New York con un coyote. Dall\u2019aereo atterrato all\u2019aeroporto JFK era stato trasportato alla galleria Ren\u00e9 Block a Manhattan su una barella, e poi in ambulanza, completamente avvolto in un drappo di feltro. E dopo i cinque giorni in cui ebbe luogo I Like America and America Likes Me, and\u00f2 via nello stesso modo, senza mai toccare, in questo modo, il suolo statunitense. Animato in tutta la sua ricerca da una fortissima sensibilit\u00e0 politica, Beuys volle in questo modo dichiarare la propria distanza da una nazione il cui governo era in quel momento responsabile di relazioni internazionali sanguinose, tra cui la guerra in Vietnam, e una degradante corruzione interna. Astenendosi dall\u2019atto primario del camminare in un paese straniero l\u2019artista tedesco ne mise in evidenza tutte le implicazioni culturali, sociali e politiche. Caricando di valore simbolico questo suo rifiuto di contatto Beuys volle \u201centrare in comunione unicamente con quello che considerava l\u2019incontaminato passato spirituale dell\u2019America [&#8230;] rifiutando di riconoscere un paese innervato da guerra e corruzione\u201d6.<br \/>\nNel video Present (che nasce, come si \u00e8 scritto, nello stesso humus emotivo e culturale della serie di dipinti), Isabella propone un\u2019azione di verso opposto ma nutrita dalla stessa percezione, attribuendo al contatto con la terra una forza simbolica, un potere rigenerante, pacificante. Il video si ambienta sulla Dolina dei Cinquecento di Redipuglia, in un paesaggio come quello carsico che \u00e8 congiuntamente storico e naturale, terra di confine carica di tracce di lunghi, sanguinosi conflitti, e presenze ancora visibili di trincee di una guerra di posizione. Gli uomini e le donne che vi prendono parte (tutti al momento abitanti del Friuli Venezia Giulia, vecchi e nuovi cittadini) hanno in comune una memoria dolorosa: una guerra, un\u2019emergenza, un luogo natio abbandonato, in tempi recenti o pi\u00f9 lontani. Alla fine del percorso, in uno spazio immune dalle testimonianze della guerra, sollevato dalla pressione della storia umana, hanno condiviso racconti, poesie, preghiere e silenzi. Hamish Fulton, probabilmente il pi\u00f9 noto (e anche il pi\u00f9 intenso autentico) dei cos\u00ec detti walking artist, dagli anni Settanta sintetizza nel camminare tutta la propria pratica artistica intesa come esperienza totale di conoscenza del mondo che attraversa, di meditazione. Come per dare seguito a un necessario ampliamento di questa comunione, nel corso degli anni Fulton ha iniziato ad alternare alle sue camminate solitarie anche azioni collettive, cui prendono parte anche centinaia di persone. Similmente al centro di Present non c\u2019\u00e8 il paesaggio attraversato, ma la pluralit\u00e0 che trova senso in un\u2019azione comune, riscoprendo valore politico dei consorzi umani, una visione che nel lavoro di Isabella sfida ogni irriducibilit\u00e0 tra ideale e pragmatico, laddove \u201cil significato di \u2018politico\u2019 \u00e8 quello di una funzione capace di trasformare la moltitudine in cittadinanza, in comunit\u00e0, grazie all\u2019uso del linguaggio e della facolt\u00e0 immaginativa\u201d7.<br \/>\nIl video, politico quanto poetico, semplifica in tal modo la natura della condizione indispensabile perch\u00e9 la storia non sia solo uno strumento egemonico, ma l\u2019esito di un esercizio collettivo teso a salvare, a tradurre, a ricordare e raccontare: a connettere, come auspicava la meravigliosa Margaret Schlegel di Forster, \u201cla prosa con la passione\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>1 Susan Asley, A Museum of Our Own, in Laurence Gouri\u00e9vidis (a cura di), Museums and Migration. History, Memory and Politics, Routledge, Londra \/ New York 2014, p. 153.<\/p>\n<p>2 Georges Didi-Huberman, L\u2019image survivante. Histoire de l\u2019art et temps des fant\u00f4mes selon Aby Warburg, Parigi 2002 (ed. it. L\u2019immagine insepolta, Torino 2006, p. 144).<\/p>\n<p>3 I mutamenti climatici in corso caratterizzano l\u2019attuale era geologica, iniziata con la rivoluzione industriale del XVIII secolo, l\u2019Antropocene; &#8220;In August, the Working Group on the Anthropocene presented a recommendation to the International Geological Congress that a new epoch needs to be declared: the Anthropocene, or the age of humans. For the last 12,000 years or so, we were in the Holocene. This era has apparently come to an end, as humans have become the main forces of transformation of the planet. Yet the Anthropocene as a concept might produce the false impression of a unified humanity, where all people are agents of change. The reality is that if humans have indeed become the principal agents, overwhelming natural drivers of changes, most people are actually not enablers. Indeed, we often tend to forget that most humans on this planet are actually the victims of these changes \u2014 starting with those being displaced. At the same time, as Europe was engulfed in the so-called \u201crefugee crisis,\u201d unable to respond in a coordinated and dignified fashion to the plight of thousands of migrants fleeing desperate situations, political leaders and international organizations were pushing for a clear distinction between refugees and migrants&#8221;, Fran\u00e7ois Gemenne, Environmental Forum, 2016.<\/p>\n<p>4 Le Nazioni Unite hanno inserito le Kiribati, unitamente ad altri stati insulari come Maldive, Tuvalu e Tokelau, in una lista in una lista di ecosistemi a rischio di sopravvivenza per causa dei cambiamenti climatici. Ci\u00f2 nonostante la Corte Suprema della Nuova Zelanda ha rigettato la richiesta di Teitiota.<\/p>\n<p>5 Howard\u2019s End, pubblicato nel 1919, la prima edizione italiana \u00e8 del 1959.<br \/>\n6 Lexi Lee Sullivan, Stepping Out, in L.L. Sullivan et al. (a cura di), Walking Sculptures 1967-2015,<\/p>\n<p>DeCordova Sculpture Park (Massachusetts) \/ Yale University Press (New Haven \u2013 Londra) 2015, p. 11. 7 Pietro Gaglian\u00f2, Memento. L\u2019ossessione del visibile, Postmedia Books, Milano 2016, p. 56.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pietro Gaglian\u00f2<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":729,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[183],"tags":[],"class_list":["post-2966","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-journal"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-11 07:12:51","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2966","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2966"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2966\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2967,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2966\/revisions\/2967"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/729"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}