{"id":2959,"date":"2020-01-29T09:48:55","date_gmt":"2020-01-29T09:48:55","guid":{"rendered":"http:\/\/aa29.it\/?p=2959"},"modified":"2020-01-29T10:25:00","modified_gmt":"2020-01-29T10:25:00","slug":"caputcapitisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aa29.it\/en\/journal\/caputcapitisi\/","title":{"rendered":"Caput Capitis I"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_single_image image=&#8221;817&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; qode_css_animation=&#8221;&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_animation=&#8221;none&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153216710{margin-top: 45px !important;}&#8221;][vc_column][vc_row_inner row_type=&#8221;row&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; use_row_as_full_screen_section_slide=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; css_animation=&#8221;&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573153222852{margin-top: 25px !important;}&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]<a href=\"\/aa29\/journal\" target=\"_self\" data-hover-background-color='#121212' data-hover-border-color='#121212' data-hover-color='#ffffff' class=\"qbutton  small move_icon qbutton_with_icon\" style=\"color: #121212; border-color: #121212; background-color: #ffffff;\">Torna a Journal<i class=\"qode_icon_font_awesome fa fa-chevron-left button_icon\" style=\"\" ><\/i><\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Caput Capitis I<\/h1>\n<p>di Gabi Scardi[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1576140798661{margin-top: 22px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p class=\"p1\">Palermo. Albeggia sulla Vucciria. Una giovane donna dai capelli scuri intraprende una lunga corsa. \u00c8 Tiziana Pers. In ogni mano ha un secchio, in ogni secchio nuota un pesce. Raggiunge il molo della baia di Sant\u2019Erasmo, e i due pesci vengono liberati in mare.<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Le immagini hanno il sapore di un\u2019allegoria. Invece \u00e8 la realt\u00e0. L\u2019azione si ripete per alcuni giorni. A tornare in mare sono, di volta in volta, un\u2019occhiata, un polpo maiolino e un polpo fraiello, due ciccale di mare, un\u2019anguilla, un pesce balestra, una mazzancolla e uno scampo reale.<\/p>\n<p>Ogni volta la corsa \u00e8 preceduta da una negoziazione per ottenere i pesci da un venditore del mercato. Questi decide quale animale cedere, e, in cambio, riceve un dipinto a olio della medesima altezza. Un contratto certifica gli estremi del patto, ed \u00e8 destinato ad essere esposto insieme al dipinto.<br \/>\nIl rischio di fallimento, in questi interventi, \u00e8 alto. Tra le varianti in campo c\u2019\u00e8 il fatto che si potrebbe non pervenire a un accordo. Anche la velocit\u00e0 \u00e8 un fattore determinante: l\u2019animale potrebbe non sopravvivere ai tre chilometri di tragitto.<\/p>\n<p>L\u2019intervento confluisce nel progetto Art_History che Tiziana Pers porta avanti da sempre, e di cui fanno parte altri salvataggi, imperniati anch\u2019essi sullo scambio animale \u2013 opera.<\/p>\n<p>Il video relativo al baratto e alla lunga corsa di Pers verso il mare \u00e8 uno degli elementi centrali della mostra Caput Capitis. L\u2019altro \u00e8 costituito da una serie di dipinti raffiguranti gli animali salvati. Ognuno di essi \u00e8 un vero e proprio ritratto, frutto di un\u2019osservazione partecipe, di un flusso comunicativo; di un collegamento che avviene in nome di una nuova intimit\u00e0, di una mutualit\u00e0 dello sguardo. Si tratta di un\u2019intimit\u00e0, di una mutualit\u00e0 rare, perch\u00e9, fatta eccezione per casi di \u201caffinit\u00e0 elettiva\u201d o per la relazione che pu\u00f2 legare la persona a un singolo \u201cpet\u201d, \u00e8 raro che tra l\u2019uomo e un altro animale si instauri un rapporto di reciprocit\u00e0. \u00e8 inusuale che un animale mantenga, agli occhi dell\u2019uomo, un\u2019individualit\u00e0. Ancora pi\u00f9 raro \u00e8 che l\u2019uomo voglia entrare, rispetto all\u2019animale, in una comunicazione tanto intima, che implica un\u2019interrogazione profonda su cosa sia l\u2019uomo e cosa l\u2019animale; su quali siano i limiti profondi dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli animali sono invece per lo pi\u00f9 anonimi: espropriati di ogni singolarit\u00e0 e ridotti a specie, a categorie quali domestico, selvatico, esotico, da compagnia, da esperimento o da reddito; eventualmente ordinati tra forme \u201calte\u201d e \u201cbasse\u201d a seconda dell\u2019utilit\u00e0 che rivestono, gli animali- non-umani sono invece assoggettati e considerati entit\u00e0 sfruttabili; oggetti da \u201ctrattare\u201d; strumenti di profitto in un regime industrializzato.<\/p>\n<p>Immergendosi negli occhi dei suoi soggetti, Pers fa dunque un passo radicale, da cui il rapporto uomo &#8211; animale ne esce profondamente modificato. Torna ad attribuire loro unicit\u00e0 e quindi spezza l&#8217;abitudine dominante che impedisce ogni comunicazione.<br \/>\nPer l\u2019artista fare questo esercizio dello sguardo significa poter recuperare i sensi, che ne risultano potenziati, e il senso: il senso della vita; che non pu\u00f2 essere cos\u00ec semplicemente delegittimata e destinata al consumo.<\/p>\n<p>In questo progetto Pers si inserisce in un solco tracciato, nel tempo, da personalit\u00e0 diverse, da Tolstoj a John Berger; personalit\u00e0 che nel tempo hanno indagato il rapporto tra il trattamento che l\u2019uomo infligge agli animali e il sistema capitalistico. Basti pensare, per esempio, all\u2019insistenza con cui Tolstoj, nei suoi scritti, elabora il tema di una voracit\u00e0 che acceca e spinge a un consumo inconsulto.<\/p>\n<p>A questo consumo, che trasformato in sistema vede negli animali un mero strumento di potere economico, fa riferimento Pers con il terzo elemento costitutivo della mostra: un cubo di metallo sulla cui superficie esterna sono serigrafate alcune pagine di un testo degli anni Venti in cui si<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"section\">\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAQAAAABCAYAAAD5PA\/NAAAAAXNSR0IArs4c6QAAAAlwSFlzAAALTQAAC00BEiaFRQAAABFJREFUCB1jZGBg+A\/EMHADAA3tAdnlD8pzAAAAAElFTkSuQmCC\" alt=\"page2image475546064\" width=\"3.840000\" height=\"1.000000\" \/><\/p>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>tratta delle cure necessarie per evitare lo spreco di capi di bestiame, e quindi preservare propri possessi e il capitale zootecnico della nazione. All\u2019interno del cubo, occultati e visibili solo a chi si voglia chinare per guardarci dentro, si vedono alcuni ganci da macello: oggetti la cui brutalit\u00e0 scardina, con la sola presenza, l\u2019ovviet\u00e0 del familiare. E sintetizza il modo di intendere la vita che sta alla base del sistema in cui l\u2019uomo vive; un modo della cui violenza, sorda ma pervasiva, tutti sono consapevoli; ma che si tende a silenziare e a sottacere per non confrontarsi con le proprie incresciose responsabilit\u00e0. Questo \u00e8 appunto il significato del titolo della mostra, Caput Capitis; che fa riferimento all\u2019idea di capo di bestiame come unit\u00e0 di misura del benessere economico, e quindi al concetto di capitalismo; perch\u00e9, come evidenzia l\u2019artista stessa, la parola \u201ccapitalismo\u201d deriva dal latino caput capitis, ovvero capo di bestiame; e oggi gli animali sono concepiti essenzialmente come elemento integrante della macroeconomia.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che il ruolo che l\u2019uomo attribuisce all\u2019animale induce riflessioni teoriche di ampia portata su una serie di temi sociali e culturali: dall\u2019estetica all\u2019etica, dall\u2019antropologia agli studi sociali.<\/p>\n<p>Sono numerosi gli artisti che vedono nel rapporto uomo-animale un filtro privilegiato attraverso il quale indagare la societ\u00e0 e le sue trasformazioni.<br \/>\nIn alcuni di loro \u00e8 anche viva una posizione critica, di dissenso. Alcuni, con le loro opere, desiderano influire sullo sguardo dell\u2019uomo sugli animali della terra, fino a mettere in discussione i meccanismi del potere che sono alla base della relazione uomo animale.<\/p>\n<p>Ma per Tiziana Pers la corsa a Palermo &#8211; come gli altri suoi interventi, compreso il metaprogetto Rave realizzato con la sorella Isabella &#8211; non sono solo modelli positivi, azioni dimostrative, volenterosi gesti di dissenso; che si tratti di una mucca o di un cavallo in procinto di essere macellati, o di un pesce gi\u00e0 approdato sul banco del pescivendolo, l\u2019artista \u00e8 spinta da un impegno alto e imperioso; e la sua lucida determinazione non ammette cedimenti; perch\u00e9 in gioco c\u2019\u00e8 una vita vera e propria: grazie a ognuno dei suoi interventi il destino di un animale viene effettivamente rovesciato; la sua biografia cambia corso.<\/p>\n<p>Non solo; la convinzione dell\u2019artista \u00e8 tale, tanto contagioso il suo impulso, che Pers riesce a coinvolgere persone altrimenti poco avvertite sul tema. \u00c8 quanto successo a Palermo, dove chi, giorno dopo giorno, ha assistito ai suoi sforzi, ha potuto percepire la giustezza del suo agire, e credere, fosse solo per un breve momento, nella possibilit\u00e0 di un modo di vivere diverso.<\/p>\n<p>L\u2019interpretazione del rapporto uomo \u2013 animale di Pers \u00e8 ampia; incapsula i temi del controllo, della prevaricazione, della violazione della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 e dell\u2019altro, inteso anche in termini di sfruttamento e di nazionalismo. Ma soprattutto incapsula una riflessione sul ruolo e sul valore dell\u2019arte; dalla quale \u00e8 lecito pretendere molto; addirittura la possibilit\u00e0 di salvare una vita.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gabi Scardi<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":817,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[183],"tags":[],"class_list":["post-2959","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-journal"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-23 13:21:48","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2959","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2959"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2959\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2963,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2959\/revisions\/2963"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/817"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2959"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2959"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/aa29.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2959"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}